La prima domanda che viene posta a uno scrittore è quasi sempre la stessa: dove trovi l’ispirazione?
Io principalmente la trovo nelle mie passioni, come l’arte, il viaggiare, i libri, i film, ma anche in ciò che mi circonda. Non a caso, nozioni del mio lavoro da infermiera sono sparsi all’interno delle mie trame e alcuni miei amici sono diventati personaggi dei miei romanzi, seppur con un nome diverso e forse senza nemmeno saperlo. Alle volte, capita che venga talmente colpita da una frase o da un gesto di un conoscente tanto da introdurlo all’interno della storia!
In questo caso parlerò di un’opera artistica “fittizia” che ho messo all’interno del mio romanzo prossimo alla pubblicazione, ispirata però a un quadro realmente esistente: quello de “L’arcangelo Michele che scaccia Satana”. Il dipinto preso in considerazione nel post è di Guido Reni del 1636, ma in realtà questa immagine è stata rappresentata da tanti pittori ed è rintracciabile in moltissime chiese, tra cui la Santa Casa di Loreto.
L’immagine è esaustiva: l’arcangelo Michele sconfigge Satana e il bene vince sul male. L’angelo si erge, maestoso e bellissimo, illuminato dalla sua sacralità e dal suo rigor di giustizia, schiacciando un essere abominevole, dall’aspetto scuro e grottesco, incarnazione del puro male. Ma si sa, l’arte rappresenta la realtà sulla base di chi la guarda, così come la religione può spiegare il senso della vita e della natura sulla base di chi interpreta la fede.
Nel mio libro, precisamente al primo capitolo, la protagonista Belle osserva una statua che raffigura i soggetti di questo famoso quadro e si pone due riflessioni sulla propria natura in rapporto a quella dei due soggetti raffigurati:
La natura di Belle, mietitrice di giustizia e di vendetta, è più vicina a quella del bellissimo angelo o dell’orrendo demonio?
E, d’altro canto, la spietatezza di Michele nell’uccidere non è poi paragonabile, nella sua ferocia, alla mostruosità impersonata dal demone ai suoi piedi?


