Personale e banale omaggio a uno degli artisti che amo di più: Michelangelo Buonarroti, la cui vita e le cui opere sono state fonte per me di grande ispirazione, sia per il mio lato artistico che personale.
Piccolo accenno dell’opera in oggetto, il “Giudizio universale”. Questo colossale affresco si trova dietro l’altare della Cappella Sistina ed è stato creato da Michelangelo tra il 1536 e il 1541, su commissione di Papa Clemente VII.
Nel vortice di corpi che compongono l’opera, il cui fulcro viene rappresentato da un Cristo giudice in vesti erculee e una Maria remissiva, figura anche un dettaglio: un autoritratto dello stesso Michelangelo. Il suo volto, infatti, viene rappresentato nell’immagine del corpo scuoiato di San Bartolomeo. Non è ancora ben chiaro il perché Michelangelo si sia rappresentato in tale vesti: si sospetta che questa decisione sia legata a traumi infantili dell’artista (Michelangelo ha sempre sofferto per la morte prematura della madre) o sia conseguenza di un’accanita rivalità con un altro artista dell’epoca, il toscano Pietro Aretino.
Cosa c’entra tutto questo con il mio romanzo? Un piccolo dettaglio di un’opera spettacolare come quella del “Giudizio Universale” mi ha spinto ad “autoritrarmi” (o meglio, “autoscrivermi”) all’interno del mio libro, il tutto in accezione negativa e sotto le vesti di un personaggio secondario con cui avrà a che fare Davey.
Le ragioni di questo “autoritratto” hanno origini meno psicologiche e profonde di quelle che probabilmente hanno guidato Michelangelo. Ho voluto quasi ironizzare su un dettaglio del mio corpo che mi ha creato non pochi complessi nel corso dell’adolescenza: il mio naso imperfetto! E questa decisione, che forse non ha nulla di originale, mi è stata ispirata proprio dalla figura del San Bartolomeo scuoiato di Michelangelo con cui, ironia della sorte, condivido proprio una bruttura del naso: a lui fu rotto in una rissa con un altro frequentatore e artista del giardino San Marco di Lorenzo De’ Medici dove Michelangelo ha mosso i suoi primi passi d’artista. Io invece me lo ruppi da piccola, cadendo intelligentemente da un tavolo!
