Lettera a un bambino mai nato – Oriana Fallaci

Con questo articolo, inizia la rubrica “letture e consigli del mese” che riguarderà sempre le letture del mese precedente. Questo perché, con il tempo, mi sono accorta di una cosa: un libro suscita sicuramente in noi qualcosa nell’immediato, mentre scorriamo lo sguardo e l’anima lungo le sue pagine, dalla prima all’ultima parola. Da lì, di istinto, potremmo dire se un libro ci è stato compagno o meno e potremmo definire ciò che ha risvegliato o disegnato in noi. Ma ci sono sensazioni che un libro risveglia nel nostro inconscio e a cui torniamo, con il cuore e con il ricordo, anche diverso tempo dopo la conclusione della lettura. Insomma…un po’ come le emozioni e gli eventi che accadono nella vita!

Il mio primo libro letto a febbraio è stato “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci. Vi capita mai di decidere di leggere un libro in base al periodo che state passando? Ebbene, per me, in questo caso, è stato così: ho comprato questo “classico” che, purtroppo, non avevo mai letto prima, in un determinato momento della mia vita. Probabilmente questo mi ha permesso di affezionarmici di più e di “viverlo” a pieno, ma è innegabile che la potenza suscitata da questo libro sia devastante, qualsiasi sia lo stato d’animo.

Non direste mai che sia stato scritto nel 1975, vista l’attualità dei temi trattati: il ruolo della donna nella società e la maternità in tutte le sue sfaccettature.


Il libro consiste in uno scambio epistolare tra una donna- senza nome, senza età, senza una descrizione fisionomica, perché la Fallaci ha voluto rappresentare la protagonista in maniera “universale”- e il bambino che porta in grembo.


In questo saggio viene descritta la miriade di pensieri ed emozioni a cui la donna va incontro nel momento in cui scopre che una vita sta prendendo forma dentro il proprio ventre: una valanga di sensazioni contrastanti, ma equiparabili nella loro potenza e una serie di dubbi circa il senso della nascita, la responsabilità di mettere al mondo un altro essere vivente, in una realtà che può presentarsi crudele e violenta. Poi la domanda: ma nascere non è meglio che consacrarsi al nulla?


Tutti questi dubbi prendono forma alla fine del saggio, sotto forma di un processo immaginario e morale in cui la donna è imputata e i giudici nel processo sono le figure che hanno avuto un ruolo rilevante nel periodo di gestazione della protagonista: il compagno, i genitori, i medici che l’hanno presa in cura e lo stesso bambino che la donna porta in grembo.


Con uno stile unico, accattivante, che trasuda emozione e verità, la Fallaci ha saputo trattare un tema così delicato come lo è la maternità, analizzando anche le difficoltà a cui può andare incontro una gestante: l’opinione delle persone attorno a lei, le difficoltà lavorative, il giudizio della società.

Consiglio questa lettura? Assolutamente sì. Questa è un tipo di letteratura che insegna e che non muore mai nel tempo (visto che dal 1975 ad oggi pare che veramente sia cambiato poco su questo tema). E andrebbe letto da persone di qualsiasi età, qualsiasi credo e qualsiasi sesso.

E voi? Avete letto questo libro? Vi è piaciuto?